L’importanza di ciò che diciamo

paroleNelle letture estive mi sono trovata a ripercorrere alcuni passaggi di un interessante lavoro “What we say matters” di Ike Lasater, coach e mediatore nei conflitti, allievo di Marshall Rosenberg, (il creatore della comunicazione non violenta o linguaggio giraffa) e mi dicevo che se in effetti questo tipo di comunicazione venisse insegnato a scuola ci troveremmo a fronteggiare meno situazioni drammatiche nella vita personale, professionale e sociale.

Secondo Lasater la violenza relazionale è l’espressione tragica di bisogni non soddisfatti dell’individuo, che sfocia in manifestazioni di impotenza o di disperazione.
La persona si sente talmente priva di risorse da arrivare a pensare che le proprie parole non siano sufficienti per farsi capire e che piuttosto debba ricorrere ad attacchi, aggressioni verbali e gesti violenti.

Questi comportamenti derivano da una scarsa cura di sé; la persona aggressiva non è i ascolto dei propri bisogni, si giudica e non cerca di soddisfarli in maniera sana, non è in grado di sentire e apprezzare il proprio mondo interiore e così emozioni, sensazioni, talenti passano inosservati o peggio vengono costantemente criticati.

Credo che molti di noi non abbiano chiaro cosa sia la violenza.
Nel nostro piccolo ognuno di noi nel quotidiano è soggetto a far uso di violenza, a volte incosapevolmente. Pensate a quando siete nel traffico, su un autobus affollato, in coda in un ufficio pubblico, quando siete di fretta.

Violenza non è soltanto colpire qualcuno.
Giudicare, criticare, fare paragoni, sminuire, avere pregiudizi, negare la propria responsabilità, anche questi sono gesti di violenza, di non rispetto dell’altro.

Quando siamo troppo esigenti, obblighiamo un’altra persona a compiere azioni indesiderate, quando minacciamo, siamo violenti.

Dare consigli non richiesti rientra nelle forme di non rispetto dell’altro, così come essere invadenti o al contrario innervosirsi o non avere tempo per ascoltare la persona che ci è davanti, questi comportamenti ci mettono in una posizione di superiorità e di sopraffazione nei confronti dell’altro con il risultato di non rispettare il nostro interlocutore, qualunque sia il nostro rapporto con lei o lui, e danneggiare la relazione.

Come uscire da questi comportamenti nocivi delle relazioni? Innanzitutto divenirne consapevoli.

Comprendere in quali condizioni tendiamo ad adottare tali comportamenti, chi sono i destinatari più frequenti, quali segnali annunciano l’attivazione di queste reazioni?

Allo stesso tempo può essere utile comprendere quali condizioni o persone ci aiutano a ritrovare la calma? In tal modo nel momento in cui dovessimo avere avvisaglie di un comportamento violento possiamo correre ai ripari.

Se hai qualche minuto e vuoi interrogarti, potresti chiederti quale sia la forma di violenza relazionale che hai manifestato negli ultimi tempi?
E qual è il gesto di pace che hai compiuto quest’anno?

Rifletti sulle tue riposte e ascolta quello che avviene in te, accoglilo e se senti di dover cambiare qualcosa comincia subito.
Ciò che diciamo è importante!

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