Laboratori sulle emozioni per bambini 6-10 anni

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Laboratori sull’intelligenza emotiva per bambini

DI CHE COLORE SONO LE EMOZIONI?

Il percorso di laboratori “DI CHE COLORE SONO LE EMOZIONI?” nasce per aiutare i bambini ad
– Esplorare, esprimere e comunicare le proprie emozioni;
– Chiarire e identificare le proprie emozioni e quelle altrui;
– Contenere o liberare l’energia emozionale;
– Sperimentare nuovi modi di affrontare le proprie emozioni;

Le attività proposte nei laboratori hanno l’obiettivo di far conoscere e discriminare le emozioni fondamentali (gioia, rabbia, paura, tristezza, disgusto).

Attraverso lo stimolo di attività ludiche e creative i bambini diverranno consapevoli del proprio stato emotivo; la verbalizzazione e l’ascolto favoriranno l’espressione emotiva e la condivisione nel gruppo di pari; attraverso l’empatia impareranno a riconoscere le emozioni altrui.

La metodologia adottata è quella del counseling umanistico basata sull’accoglienza, l’ascolto e la riflessione.

Costi: 140€ per l’intero percorso comprensivo di :

4 incontri con i bambini,
un incontro di restituzione finale con tutti i genitori dei bambini partecipanti e
un incontro di follow-up individuale con i genitori di ogni singolo bambino.

6€ Tessera associativa Centro Lunetta Gamberini, validità annuale.

Per info ed iscrizioni 345 6690266 – 333 5714616

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Pensieri qua e là: sulla famiglia

Pensieri qua e là

Stamattina è una bella giornata, di quell’azzurro che piace a me, accompagno il piccolo a scuola e prendo un caffè con una mamma, la giornata parte con il sorriso, ma poi accendo la radio e ascolto le news e la fronte si increspa, inizio a riflettere sull’essere genitore, il mestiere più difficile, su come abbia cambiato profondamente la mia vita, dandole una dimensione in più, come dico spesso.

Mi rendo conto che tutto quello che dico e faccio abbia una ripercussione sui miei figli, che mi osservano, mi ascoltano e mi seguono, sono un loro modello (ancora per pochi anni…).

Penso alle donne che ogni giorno subiscono violenze e aggressioni o vengono uccise dai loro compagni, mariti, padri, in modi disumani e raccapriccianti, semplicemente per aver fatto una scelta, come lasciare il proprio ragazzo, scegliere un’altra strada, quante volte è capitato anche a me?
Per certe donne compiere questa scelta vuol dire avere conseguenze per tutta la vita o essere punita con la morte sua e a volte anche dei suoi figli.

Cosa succede? cosa accade nella testa di quegli uomini che credono che una relazione non debba finire mai, che una persona sia una proprietà e non accettano un no come risposta?

Tanti dicono che sia colpa dei media, della violenza in tv, dei modelli sbagliati che vedono, io credo che prima di tutto dipenda da noi genitori, perchè i primi modelli che vedono siamo proprio noi che abbiamo la responsabilità della loro educazione.
Essere troppo accondiscendenti non è di aiuto, evitiamo di dire un no ai nostri figli, vogliamo essere compiacenti il più possibile, cerchiamo scorciatorie, patteggiamenti e compromessi, deleghiamo ad altri i nostri compiti (baby-sitter, maestra, allenatore, professori), non vogliamo che sentano le frustrazioni, che prendano un brutto voto, una nota del professore, che siano ripresi per atteggiamenti scorretti, cerchiamo per loro il mondo dorato in cui tutto è perfetto, un mondo di plastica con sorrisi finti.

E’ naturale, ci si augura per il proprio figlio un futuro positivo, ma spingendoci a volere per loro una vita tutta rose e fiori, senza intoppi e senza ostacoli facciamo davvero il loro bene? Si fa di tutto ricorrendo anche a scorrettezze o addirittura alla violenza contro chi osa contrariarli e poi un giorno malgrado tutto, ricevono un no e non lo sanno accettare e crollano…
Pretendono, battono i piedi e sbraitano, alcuni arrivano a compiere gesti disumani e raccapriccianti.
Alcuni diventano delle bestie ferite e aggrediscono, le loro ragazze, le loro compagne, che spesso si isolano, nella paura, non si confidano, non chiedono aiuto.

Io sento che noi possiamo fare di più nelle nostre famiglie, che c’è qualcosa che non va nei modelli che adottiamo nelle nostre case, qualcosa va fatto oggi, senza pensare che la colpa sia di qualcun altro, noi possiamo cambiare il nostro modo di vivere la famiglia, costruire delle relazioni in cui si scambi l’autenticità di ciò che siamo e che sentiamo e anche di ciò che possiamo e non possiamo, comprendere i nostri limiti e sentirli potrebbe aiutare soprattutto ad accettare che non si può avere tutto.

Dare il giusto spazio ad ognuno di sviluppare la propria vita secondo i propri desideri e le proprie inclinazioni, senza prevaricazioni né violenze.

E poi essere magari essere più attenti a cogliere i segnali quando qualcosa non va e dare supporto a chi chiede aiuto.

Voi che ne pensate?

Smartphone di famiglia

Nelle ultime settimane ho sperimentato chiaramente la presenza di un’adolescente in casa:
sguardi assenti, brandelli di conversazioni, risposte a monosillabi, porte chiuse, lunghe permanenze in bagno, litigi con il fratello minore, cambi di umore repentini e l’immancabile smartphone in mano.smartphone
Ero già pronta per l’avventuroso percorso “mamma di adolescente versione 2018”, quando qualcosa ha improvvisamente cambiato la situazione: un richiamo sul registro elettronico per l’uso del telefonino in classe, seguito dalla decisione di noi genitori di requisirlo per una settimana.
All’inizio ci aspettavamo proteste e ribellione, ma nessuna reazione sul momento.
Il secondo giorno senza smartphone sono stata accolta con grandi sorrisi e saluti al rientro a casa e tante chiacchiere e, con mia sorpresa, mi sono resa conta che mia figlia era ancora disponibile a condividere quello che le accadeva con i suoi familiari!
…E ancora nessuna lamentela per l’assenza del telefonino.
Il terzo giorno, dopo un pomeriggio di compiti insieme, merenda e chiacchiere, mi confessa di essere felice, perché ha riacquistato il suo tempo e ha la mente libera.
Non utilizzare il telefonino le permette di fare cose che non faceva più, lavori di bricolage, chiacchierare con me o con un’amica utilizzando il telefono fisso, passare del tempo con suo fratello e soprattutto concentrarsi sullo studio senza interruzioni continue!
Il quarto giorno il suo umore è di nuovo quello di sempre, è sorridente, entusiasta, presente, non avere il telefonino non la fa sentire isolata, ma più in contatto con le persone che le sono intorno ed anche con i suoi amici con i quali si incontra dal vivo.
Questo episodio mi ha fatto capire che quelli che avevo acquisito come segnali di un processo fisiologico erano invece segni di un iniziale isolamento.
Io sono favorevole alle innovazioni e al progresso e anch’io utilizzo questi strumenti, ma come sempre ci vuole equilibrio.
Per questo motivo da questa settimana, in casa nostra, ci sono nuove regole, abbiamo deciso di prestare maggiore attenzione all’utilizzo di tablet, smartphone, tv ecc.
Vogliamo restare vigili per poter cogliere segnali come quelli già osservati e impiegare il tempo in maniera costruttiva nelle nostre relazioni, invece che sprecare ore in attività poco utili.
Scegliamo di restare in contatto con le persone, di parlare guardandoci negli occhi e di comunicare con tutti i mezzi a nostra disposizione… anche con un bell’abbraccio.